La cultura non è un settore. È il modo in cui una comunità abita il proprio tempo

 


Il 9 febbraio la Giunta provinciale ha approvato in via definitiva le Linee guida per le politiche culturali della Provincia. Non è un passaggio burocratico. È il risultato di mesi di lavoro condiviso: a settembre avevamo convocato la Conferenza provinciale per la cultura, con più di duecento soggetti presenti: istituzioni, associazioni, operatori, realtà di ogni tipo. Da quel confronto è nato il documento.

La visione che lo attraversa è chiara: il Trentino come sistema culturale diffuso, generativo, dinamico e aperto al cambiamento. Non un insieme di singole realtà che operano in parallelo, ma un ecosistema dove la coesione, la sussidiarietà e il ruolo sociale della conoscenza sono i pilastri su cui costruire. C'è una frase nella mission del documento che mi piace molto: offrire a tutti la possibilità di partecipare alla costruzione della cittadinanza culturale per abitare creativamente, consapevolmente e criticamente la contemporaneità. Partecipare, non solo fruire. Costruire, non solo ricevere. È una differenza di prospettiva che cambia tutto l'approccio.

Il documento si confronta anche con le grandi sfide del nostro tempo: le nuove tecnologie, il rapporto tra locale e globale, la sostenibilità culturale. E lo fa tenendo come riferimento l'Agenda 2030 e la Convenzione di Faro, quella che mette al centro il senso di appartenenza delle comunità al proprio patrimonio culturale. La cultura come spazio vivo in cui una comunità si riconosce e si racconta.

Siamo tutti responsabili della crescita di questo sistema. Le istituzioni, gli operatori, i cittadini. Le Linee guida non sono un documento dell'Assessorato: sono un invito a lavorare insieme verso obiettivi condivisi.